Lavorare stanca…

Ghisolfi 2

“Chi non lavora i tiri in maniera seria trova giustificazioni varie per la sua codardia pur di non guardare in faccia le realtà di questa disciplina.
Ripetere un tiro duro vuol dire andare incontro ad ansia e paura, vuol dire dover controllare con la mente quel che in genere nell’avvista controlla il cuore.
Ripetere un tiro duro è come mettersi sui blocchi dei 200 metri, senza pietà: l’improvvisazione sta a zero, solo tecnica, tattica ed allenamento contano.
Ripetere un tiro è sport e la poesia è difficile da ricercare nella fatica: lavorare stanca.”

Da un post su PM che condivido pienamente

Grigio

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“Non preoccuparti del grigio che avanza: se sei bravo in ciò che fai, a nessuno importa del tuo aspetto.
Vai in falesia, impara la differenza tra mettercela tutta e quanto hai fatto finora, vivi per le vie e per l’aria aperta.
Punisci il tuo corpo per rendere perfetta la tua anima.”

In certi momenti rileggere quel pazzo di Twight fa bene al morale 🙂

Domande senza risposta

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Qualche giorno fa Facebook mi ha proposto come ricordo il post del video che avevo fatto sulla salita della Detassis alla Brenta Alta, una via che avevo inseguito per anni.
Al di là delle immagini il punto del post era una questione su cui mi interrogo da anni e ultimamente sempre di più: perché questa attività è causa di ansie e timori continui?
Perché di fatto il godimento che ne traggo è quello “a posteriori”?
Perché è più forte la soddisfazione di esserci stato, di essere stato all’altezza e a volte di non doverlo fare più, piuttosto che il godimento di un’attività che amo?

Tanti dicono che in un’attività ludica ci si dovrebbe rilassare e razionalmente concordo con loro. Però personalmente non ci sono mai riuscito, perché poi mi incastro sempre in questi stessi meccanismi da anni. Se vado a camminare senza obiettivi alpinistici, sono rilassato e sereno, se invece ci vado per “realizzare” scattano nella mia testa tutte quelle trappole e paranoie. Però non riesco neanche a rinunciare, perché poi sento una mancanza fisica, più che dell’attività in se, delle sensazioni posteriori, di quella soddisfazione senza limiti dei giorni dopo o del ricordo di avere ottenuto quello a cui si mirava.

E’ pazzesco, ma è così: e non è neanche legato solo alla montagna, perché in falesia è lo stesso e lo raccontavo nel brano dell’urlo mancato.
Che diavolo è? Ossessione, ansia da prestazione, dipendenza?
Boh, non lo so, ma intanto cerco di esprimere questo stato d’animo.

Un omaggio ai forum di discussione di montagna

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Ora le cose sono un po cambiate, ma per molti anni, almeno dieci, i forum di Planetmountain e poi Fuorivia, per me sono stati un appuntamento quotidiano e con alcune persone che frequentavo lì avevo un rapporto più profondo di molte che vedevo tutti i giorni, e questo anche se molti non li ho mai incontrati di persona. Ultimamente invece frequento meno i forum, o meglio lo faccio a ondate, non so perché….probabilmente perché ora si è più distratti da altri siti in cui fare veloci visite e quindi capita meno frequentemente di rimanere coinvolti in discussioni interessanti (che di solito trovo sempre quando entro nel forum).
Però sono e resto convinto che la struttura del forum sia ancora insuperata per discutere di argomenti interessanti e per poterli approfondire.

Una delle persone più interessanti con cui mi sono confrontato in quegli anni è stato Enzolino, e cioè Lorenzo Castaldi con cui per anni ci siamo incontrati nei forum. Posso quasi dire che per me Enzolino non faceva parte del forum lui era il forum: sapeva modulare il tono degli interventi, non se la prendeva, era arguto, vedeva le cose sempre da punti di vista originali, era informatissimo. E in più sapeva scherzare e trovare il giusto limite dello svaccamento, anche se a volte sembrava indisponente per come insisteva con nuove argomentazioni a qualsiasi replica anche incazzata da parte degli altri.
Quando vedevo un suo topic o un suo post andavo sempre a leggerlo sapendo che c’erano sempre cose interessanti da leggere.

A Marzo del 2012 Enzolino è morto sulla Nord dell’Ortles e la sua mancanza (di una persona che non avevo mai incontrato…) mi ha talmente scosso che avevo pensato a fargli un omaggio selezionando e sintetizzando (togliendo cioè svacchi e off topic) le discussioni migliori a cui aveva partecipato. Una volta fatto questo documento, volevo renderlo scaricabile su Planet Mountain, ma anche se mi ero sentito con uno degli amministratori, l’idea si è un po arenata, probabilmente perché il documento era molto corposo, ma avrebbe dovuto essere impaginato in maniera più professionale.

L’idea però di riuscire a condividerlo non mi ha mai abbandonato, e così qualche giorno fa, mentre usavo Dropbox, mi è venuto in mente di utilizzare quel sito e questo blog per rendere disponibile questa raccolta a chi volesse scaricarla.

La trovate perciò quì

https://www.dropbox.com/s/3a94cqf2k723q2k/Raccolta%20di%20topic%20di%20discussione%20sui%20forum.pdf?dl=0

Vecchi guerrieri

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Un dolore vecchio di tre giorni mi taglia in due la schiena.
Libero dalla ruggine le mie articolazioni e salgo.

Una volta era più semplice

Il lamento di un vecchio guerriero: Frank Miller “The Dark Knight return”

E’ una citazione dalla saga del Cavaliere Oscuro, un eroe disilluso e pieno di acciacchi, un uomo ormai sul viale del tramonto che continua a trovare motivazioni per andare oltre, ma fra un pò potrebbe adattarsi a vecchi scalatori come noi, dopo una via impegnativa…..

 

Montagne e ricordi

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Le pareti della Graue Wand e del Winterstock ci salutano così e noi torniamo a casa con un’altra grande classica da ricordare.
E’ il momento più bello della giornata, più delle lunghezze di arrampicata, più delle fessure e delle lame di granito ruvido e colorato dai licheni, più dell’arrivo in cresta da cui si vedevano i panorami prima nascosti.
Perchè, come diceva Roberto Iannilli, “E’ per il ricordo che si scalano le montagne”