Le classiche

Spigolo Giallo inverno

Ognuno di noi ha la propria lista di arrampicate fatte e degli obiettivi da scalare e le vie che non potremo mai sfiorare continuano a dominare la nostra fervente immaginazione.

Io continuo a prediligere le pareti che si stagliano verticali, voi forse amate prue di arenaria dure come la selce illuminate dal sole in mezzo al bosco, o fili di ghiaccio sottili come una ragnatela che venano i dirupi ad una certa altitudine, o corte pareti a strapiombo con gli appigli segnati di magnesio ai bordi della strada, o interminabili processioni di fessure e spigoli su perfette dorsali di granito alpino. Le classiche sono la realizzazione dei nostri sogni, che siano dieci movimenti perfetti o dieci giorni di sforzo sublime, ognuna incarna una commistione quasi impossibile da descrivere di bellezza, di sfida e di storia. Sono la battaglia interiore fra dubbio, paura e desiderio e sono anche la quiete quando si avvolge la corda alla fine della giornata, condividendo uno sguardo soddisfatto col compagno fidato.

Le classiche ci connettono direttamente alla ricca storia della nostra cultura condivisa, sempre in evoluzione. Ci tornano alla memoria la logica e l’eleganza della “goccia d’acqua” di Emilio Comici con il suo capolavoro sullo Spigolo Giallo a Lavaredo, la costanza e determinazione di Warren Harding con il Nose sul Capitan e tante altre ancora…
Il meglio del meglio, ognuna un capolavoro, un rilevante esempio di una disciplina, una via che chiede di essere scalata.

In altre parole una classica.

Michael Kennedy sul catalogo Patagonia

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Contrasti

Contrasti

C’è il ritmo regolare del cammino, c’è il respiro profondo che riempie i polmoni, c’è il battito del cuore nelle tempie e c’è il sudore che ti bagna il petto. Ci sono i panorami amplissimi quando ti fermi, ci sono le linee immaginarie delle vie sulle pareti e c’è l’esaltazione quando termina la camminata.

C’è il desiderio quando guardi la parete, c’è l’attesa impaziente all’attacco della via, ci sono i timori sospesi che scompaiono e c’è la fiducia che cresce. C’è il rumore degli attrezzi all’imbrago, ci sono i comandi secchi e chiari e c’è la sensazione mista di sollievo e soddisfazione quando arrivi in sosta.

Ci sono le prospettive vertiginose dei punti esposti, ci sono i profili verticali delle pareti ai lati, c’è l’azzurro intenso del cielo che si staglia sul grigio della roccia e c’è l’odore fresco della neve. C’è la luce che illumina con angoli acuti pareti e prati, c’è l’aria fredda e ferma dove sei in ombra e c’è il sole che quando arriva scalda.

Questo è quello che amo della montagna.

Non amo le partenze di notte, gli zaini che pesano sulle spalle. Non amo l’ansia che il tempo cambi, i sassi che cadono, i fulmini vicini, l’acqua che ti entra nel collo e esce dalle caviglie. Non amo la sete infinita, quando fa caldo e sembra che dalla via non uscirai mai.

Non amo le placche compatte e sprotette, la roccia friabile, gli appigli che ti restano in mano. Non amo la paura di volare, il dubbio di andare fuori via, non amo la corda che non viene nelle doppie, le discese interminabili peggio delle salite.
Non amo la vetta, la fine della via, la pausa in attesa di altre incognite.

Per cui coi primi pensieri mi entusiasmo, ma i secondi sempre mi opprimono di ansia e continuo ad oscillare come un pendolo fra queste emozioni contrastanti.

(libero adattamento da un post di Buzz)

Obiettivi impossibili

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“Al di là dell’Eufrate, cominciava per noi il paese dei rischi e dei miraggi, le sabbie ove si affonda, le strade che finiscono senza metter capo in nessun luogo. Il minimo rovescio avrebbe prodotto come risultato una scossa al nostro prestigio, tale che qualsiasi catastrofe avrebbe potuto derivarne; non si trattava soltanto di vincere, ma di vincere sempre, e in questa impresa si sarebbero logorate le nostre forze. Già l’avevamo tentata una volta: pensavo con orrore alla testa di Crasso, lanciata di mano in mano come una palla durante una rappresentazione delle “Baccanti” di Euripide, data da un re barbaro con un’infarinatura di ellenismo la sera d’una vittoria su di noi. Traiano sognava di vendicare quella antica sconfitta; io, soprattutto di far sì che non si ripetesse. Prevedevo l’avvenire con sufficiente esattezza: non è impossibile, in fin dei conti, quando si conoscono in gran parte gli elementi del presente: prevedevo qualche vittoria inutile, che avrebbe attirato troppo avanti le nostre armate, pericolosamente sottratte ad altre frontiere; l’imperatore in punto di morte si sarebbe coperto di gloria e su di noi, che dovevamo vivere, vedevo pesare il compito di risolvere tutti i problemi e rimediare a tutti i mali.”

Sull’onda della moda dei vari corsi motivazionali e di una cultura che si è andata affermando negli ultimi anni in certi ambienti lavorativi, noto una diffusa tendenza a pensare che tutto debba essere considerato possibile, perché la riuscita di qualsiasi impresa dipende solo da noi stessi e dalla nostra motivazione. Porsi dubbi sulla riuscita o sulla possibilità di una qualsiasi attività viene considerato come “darsi degli alibi” per un fallimento, che arriverà perché non ci si è creduto abbastanza: noi soli siamo gli unici fautori del nostro successo.

Ho sempre diffidato di questa concezione, perché sono sempre stato convinto che ciò che dipende esclusivamente da noi è solo la determinazione a impegnarsi, ma spesso la riuscita di una iniziativa è influenzata in larga parte da elementi che sono fuori dal nostro controllo, nel lavoro, ma direi in ogni aspetto della vita. Questo concetto è ben noto in altri campi, ad esempio nello sport, dove si è sempre consci che la differenza fra vittoria e sconfitta a volte è davvero molto labile, oppure in alpinismo, dove occorre sempre ponderare il proseguimento di un’ascensione o la ritirata in base alle condizioni soggettive ed oggettive. Al contrario in quegli ambienti a cui mi riferivo viene costantemente trascurato e sepolto sotto una serie infinita di aforismi e frasi motivazionali.

Credo che a volte addirittura ci si trova di fronte a obiettivi impossibili e la cosa più ammirevole in questi casi è quella di riconoscere una simile situazione e evitare di spendere tempo e risorse, o anche cose di più valore, in iniziative al di là della propria portata.
Un brano che esprime in maniera mirabile questa situazione è quello che ho riportato, tratto dalle Memorie di Adriano, e in cui il protagonista, che presto sarà un grandissimo imperatore, e che in quel momento è al seguito del più grande imperatore romano di sempre, si rende conto di una simile situazione e capisce di doverla evitare: rileggo spesso questo brano e vengo sempre ammaliato dalla grande lucidità dell’analisi priva di qualsiasi preconcetto, quando mi capita di venire sommerso dagli aforismi e dagli slogan di cui parlavo sopra.

Emozioni

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Quando giri il versante della gola di Frasassi a un certo punto scorgi un vero e proprio scherzo di natura, il grande tetto che taglia la parete gialla sulla destra della Gola.

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In quel momento se pensi che devi passare la sopra, per l’impressione quasi la voglia di fare la via un po’ ti passa.

Poi quando sei in quel tiro, dopo i primi passaggi esposti e sostenuti, quando cominci a prendere fiducia, capisci che stai vivendo un momento di grande emozione che ti porterai dentro molto a lungo.
Una foto cosi te lo fa ricordare in maniera immensamente più vivida e ti fa rivivere quell’emozione anche con gli occhi e non solo con la mente.

E come ho già scritto, è per il ricordo che si scalano le montagne.

Domande senza risposta

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Qualche giorno fa Facebook mi ha proposto come ricordo il post del video che avevo fatto sulla salita della Detassis alla Brenta Alta, una via che avevo inseguito per anni.
Al di là delle immagini il punto del post era una questione su cui mi interrogo da anni e ultimamente sempre di più: perché questa attività è causa di ansie e timori continui?
Perché di fatto il godimento che ne traggo è quello “a posteriori”?
Perché è più forte la soddisfazione di esserci stato, di essere stato all’altezza e a volte di non doverlo fare più, piuttosto che il godimento di un’attività che amo?

Tanti dicono che in un’attività ludica ci si dovrebbe rilassare e razionalmente concordo con loro. Però personalmente non ci sono mai riuscito, perché poi mi incastro sempre in questi stessi meccanismi da anni. Se vado a camminare senza obiettivi alpinistici, sono rilassato e sereno, se invece ci vado per “realizzare” scattano nella mia testa tutte quelle trappole e paranoie. Però non riesco neanche a rinunciare, perché poi sento una mancanza fisica, più che dell’attività in se, delle sensazioni posteriori, di quella soddisfazione senza limiti dei giorni dopo o del ricordo di avere ottenuto quello a cui si mirava.

E’ pazzesco, ma è così: e non è neanche legato solo alla montagna, perché in falesia è lo stesso e lo raccontavo nel brano dell’urlo mancato.
Che diavolo è? Ossessione, ansia da prestazione, dipendenza?
Boh, non lo so, ma intanto cerco di esprimere questo stato d’animo.

Un triste addio

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Il 20 Luglio sulla parete Nord del Monte Camicia sono caduti Roberto Iannilli e Luca D’Andrea: si tratta di una grande tragedia per chi stimava e amava questi due forti alpinisti.
Io conoscevo bene Roberto, per tanti anni di discussioni e scherzi sul forum che ernao anche sfociati in attività svolta insieme.

Roberto era un grandissimo alpinista, una forza della natura, sempre al massimo, sempre al limite, sempre in cerca di vie e pareti su cui mettersi in gioco.
Era un rocciatore completo: forte in libera e in artificiale moderno. Sapeva confrontarsi con arguzia e ironia sui forum e poi sui social. Sapeva raccontare le ansie e le emozioni dell’alpinismo di altissimo livello che praticava: pochi come lui hanno saputo descrivere quell’alternanza di attrazione e repulsione verso un’attività che amava e che eppure temeva allo stesso tempo.
Spesso scherzava su quando si sarebbe ritrovato a casa in pantofole e ora questa tragedia rende più amari quei vecchi scherzi sul forum. 

Lo conoscevo, lo ammiravo, avevo arrampicato insieme a lui, sembrava invulnerabile e ora questa tragedia mi lascia triste, addolorato, frastornato e svuotato….