Uno strappo con Twight

Twight

Per ritagliarti i tuo spazio, in un mondo dominato dalla Gravità, devi impegnarti sul serio. Devi essere bravo nella disciplina che ti sei scelto. Là fuori regna la Meritocrazia, e la forza di gravità è la commissione esaminatrice. Inconsistenza, incompetenza, e menzogne: la terra là sotto la fa breve con tutte le cose del genere. Se non ti fermi da te, ci penserà lei a farlo.

Mark Twight, un pazzo scatenato: davvero lontano dall’iconografia classica dell’alpinista top: uno che tentava la Rupal Face sul Nanga Parbat con le cuffie e ascoltando heavy metal e new wave.
Questo brano è il più efficace del suo libro Confessioni di un serial climber e in certi passi dice delle cose davvero crude.

 

Annunci

Il sole di Ottobre

l-autunno-e-i-suoi-colori
Oggi era una classica splendida giornata di Ottobre con la luce nitida, ma un po’ obliqua che c’è solo in questo periodo. Era un richiamo bellissimo a cui non potevo resistere e ho allungato la pausa pranzo di 2 ore, inventando una scusa per il ritardo e inserendo poi due ore di permesso.
Tre ore e mezzo che ho passato all’aperto, a camminare nei boschi vicino a dove lavoro, inebriandomi di quell’aria limpida come una sorgente.
Tornato in ufficio ho lavorato fino alle 19,00 come non mi succedeva da settimane, concentrato e lucido e ho terminato i compiti più impegnativi di questo periodo.
Ho sempre fatto fatica a conciliare i tempi del lavoro, della famiglia e delle incombenze quotidiane con il tempo necessario a vivere la passione per la scalata e per l’aria aperta e a volte mi chiedo se ne valga la pena. Ma poi questi momenti mi fanno continuare a strappare queste fette di vita con determinazione e con sotterfugi…..

Lavorare stanca…

Ghisolfi 2

“Chi non lavora i tiri in maniera seria trova giustificazioni varie per la sua codardia pur di non guardare in faccia le realtà di questa disciplina.
Ripetere un tiro duro vuol dire andare incontro ad ansia e paura, vuol dire dover controllare con la mente quel che in genere nell’avvista controlla il cuore.
Ripetere un tiro duro è come mettersi sui blocchi dei 200 metri, senza pietà: l’improvvisazione sta a zero, solo tecnica, tattica ed allenamento contano.
Ripetere un tiro è sport e la poesia è difficile da ricercare nella fatica: lavorare stanca.”

Da un post su PM che condivido pienamente

Grigio

mark

“Non preoccuparti del grigio che avanza: se sei bravo in ciò che fai, a nessuno importa del tuo aspetto.
Vai in falesia, impara la differenza tra mettercela tutta e quanto hai fatto finora, vivi per le vie e per l’aria aperta.
Punisci il tuo corpo per rendere perfetta la tua anima.”

In certi momenti rileggere quel pazzo di Twight fa bene al morale 🙂

Il lavoro del “lavorato”

Bain13

Il grado lo trascrivo, idealmente oppure in concreto, nel mio personale taccuino di vie che sono riuscito a fare.
Proprio accanto al nome della via.
Prima di fare questo, però, devo arrivare in catena.
Devo salire la via, a vista se ho il livello, oppure studiando i movimenti.

Devo provare e riprovare. Devo allenarmi. Devo avvilirmi, e poi ritrovare fiducia. Devo aver paura di uno spit lontano, e poi imparare a non averne più. Devo saper aspettare da un sabato al sabato dopo. O a volte devo aspettare un mese, un anno.
Devo trovare l’ora giusta del giorno, un momento di grazia. Devo usare la roccia, per andar su, con il giusto mix di strafottenza e di garbo, di rabbia e di meticolosità.
Devo parlare con qualcuno, ogni tanto, di questo trip mentale, di questa evasione totale da tutti i mille problemi noiosi o dolorosi della vita.

Alla fine di tutto questo, e un po’ anche nel frattempo, il grado sta lì, non scompare mai del tutto. E’ un po’ come se fosse la sintesi, ma anche la negazione dell’arrampicata, il suo annullamento.
Quando quel certo grado l’hai raggiunto, una settimana dopo cominci a guardare un pizzico più in alto…
E la via a cui stavi dietro, prima, ormai non esiste più.

Post di smilzo su Fuori Via