Sfilare la corda

Partenza

Quando si cade, in scalata libera, è regola non scritta sfilare la corda e ripartire dal basso, anche se non si ha voglia, anche se si è più stanchi di prima, anche se tutti i “se” caricano la testa e la ragione: la forza di farlo è già un immenso premio.

Un brano di Fabio Palma che trovo sempre più vero: sfilare quella corda, dopo che hai affrontato fatiche e ansie per portarla in catena è l’ultima cosa che vorresti fare, una volta sceso, e sicuramente è una difficoltà maggiore di quelle della via salita.  Eppure sono sempre più convinto che sia l’essenza della scalata, più ancora delle salite a vista: riprovare una via appena salita vuol dire non soltanto affrontare la fatica e le difficoltà, come in ogni altro sport, ma anche immergersi di nuovo nelle paure irrazionali dei punti di non ritorno e di entrare in un territorio non conosciuto.
E questo si deve farlo appena si è riusciti a uscirne.

Corde fisse

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Lo confesso.

Mi alleno spesso in falesia da solo, utilizzando corde fisse.

Sono anni che lo faccio: sfrutto momenti morti, pause pranzo, ore di ferie, pomeriggi infrasettimanali con la scusa di far tardi al lavoro. Per una volta che vado ad arrampicare in compagnia ce ne sono almeno altre due in cui vado da solo. Probabilmente è dovuto alla mia formazione come speleologo e alla conseguente conoscenza di tutte le tecniche di risalita e assicurazione su corda che mi hanno facilitato.

Questo spesso lascia perplessi i pochi scalatori che incontro e che mi guardano come uno strano marziano, addobbato con strumenti che di solito il falesista medio non sa neanche che esistono. A volte invece questo sistema desta un’ostilità, quasi fosse un accanimento, o come fosse poco etico o corretto per i canoni della scalata in falesia, e questo anche se molti big lo usano per praticità.

Per me invece è il contrario: amo molto i momenti di solitudine in falesie che normalmente sono molto affollate, mi piace poter studiare i passaggi con calma, sulle vie che devo lavorare, oppure percorrere velocemente tante vie che insieme a un compagno necessiterebbero di diverse ore. Questa velocità rende anche possibile incastrare ore di allenamento in giornate infrasettimanali quando il tempo è poco, oppure d’inverno a metà giornata e questo per me è essenziale per conciliare le esigenze famigliari e lavorative con quelle dell’arrampicata.

A volte per il furore agonistico lascio anche corde fisse già sistemate in falesie dove so che tornerò e così posso risparmiare tempo. Cerco sempre di metterle in modo da non dar fastidio, di lasciarle su tiri poco frequentati, ma molte volte questo non piace ai frequentatori o ai chiodatori che la vivono come un’intrusione: ho preso anche solenni lavate di capo per questo motivo, anche se capisco che sono più i motivi psicologici che quelli pratici a provocare questa ostilità.

Prima o poi temo che mi cacceranno dalle falesie e dai salotti buoni dell’arrampicata e mi troverò a vagare ramingo per greppi con le mie lise corde fisse evitato da tutti…..