Vinatzer-Castiglioni alla Sud della Marmolada

Quei 900 m di puro calcare, invisibili se proprio non sali per ammirarli, mi attiravano e mi inquietavano da tante stagioni e avevo sempre rimandato in attesa di forma migliore, di maggior fiato, di più vie alle spalle, di maggiori sviluppi accumulati.
Nell’ottima stagione del 2010 però tutto questo c’era e il “tarlo” costituito dalla mitica parete Sud della Marmolada, i 900 m che contemporaneamente temevo e desideravo, ormai volevo togliermelo dalla testa. Ne avevamo parlato anche con Marco Galluzzo, ma a causa di un suo infortunio non ci potevamo organizzare e la cosa sembrava saltare anche quell’anno.
Ad Agosto però è venuta fuori l’occasione di fare la Vinatzer con Nicola e così ho deciso di approfittarne e partire da Recanati per un blitz veloce in due giorni rientrando in serata dalla famiglia.

Quel giorno stavamo procedendo benissimo, eravamo in forma, veloci, ed avevamo già superato i due tiri di VI+, quando su una stupidissima rampa-camino, che non era più di III grado, mi scivola un piede (la via era molto bagnata) e cado sulla piazzola un metro e mezzo più in basso.
La caduta di per se era stupida, ma sono atterrato di sedere su un sasso e così mi sono procurato un taglio profondo al gluteo con molto sangue; fortunatamente sul momento non mi faceva molto male e il sangue si è fermato dopo poco e così sono riuscito a terminare la via e uscire sulla variante Stenico, ma quando sono arrivato a casa la sera a Recanati Emanuela ha visto il taglio (io non riuscivo a vederlo) e mi ha portato immediatamente in Pronto Soccorso dove mi hanno messo 5 punti.

Così, anche se mi sono tolto la soddisfazione della via (anche se rimane l’uscita Messner, ma non l’avremmo potuta fare comunque perchè in cengia il tempo stava cambiando e infatti abbiamo preso una nevicata negli ultimi tiri della variante Stenico), sono dovuto stare fermo almeno un mese.
Però almeno sono finalmente stato sulla mitica Sud della Marmolada, una delle pareti su cui si è fatta la storia dell’alpinismo su roccia, soprattutto moderno, e posso dire che è davvero incredibile: è come una delle Spalle moltiplicata per 5, ma ha una logistica molto complessa per lunghezza, organizzazione del materiale, ritirata difficile, orientamento in cengia, discesa.
Mi piacerebbe tornarci per un’altra via (Sudtirolesi, Messner, Gogna…), magari in cordata da tre o in due cordate da due, che secondo me sono l’approccio migliore su pareti così lunghe e complesse, dove poter contare sull’aiuto di più persone, aumenta sicuramente la sicurezza e la tranquillità. Sarebbe bello anche un bivacco in cengia: chissà….

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