Una gita con l’Alpinismo Giovanile

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Da quando le bambine sono state abbastanza grandi da poter partecipare, ho cercato di portarle a fare attività nei gruppi di Alpinismo Giovanile del CAI. Ho sempre pensato che fosse il modo migliore per insegnare loro ad andare in montagna e quello che poteva fargliela piacere maggiormente. E infatti abbiamo avuto belle soddisfazioni, maggiori sicuramente che se le avessi portate da sole: il contatto con gli accompagnatori, il loro saperle motivare, la forza del gruppo, sono stati sicuramente elementi essenziali che le hanno portato a fare con grande entusiasmo gite che difficilmente io sarei riuscito a convincerle a fare.
Abbiamo frequentato per diverse stagioni il gruppo eccezionale dell’AG di Feltre, e spero che riusciremo ad andare ancora con loro, ma ora che siamo tornati nelle Marche ovviamente dovevamo unirci a un gruppo più vicino. Così Domenica scorsa, dopo una stagione in cui eravamo stati fermi a causa del trasloco, siamo stati a fare una gita per la prima volta con il gruppo AG della sezione di Macerata.

Siamo andati a dormire a Rocca Calascio, posto molto suggestivo proprio di fronte alla catena del Gran Sasso e il giorno dopo siamo andati a fare il Monte Camicia partendo da Fonte Vetica. Ero molto contento di questa gita, perché non ci ero mai stato e già immaginavo lo splendido panorama dalla cresta verso la famosa parete Nord.
Purtroppo appena arrivati sulla cresta il tempo è peggiorato e abbiamo dovuto cominciare a scendere, con le prime gocce di pioggia che poi nell’ultima parte sono diventate un vero e proprio acquazzone che ci ha bagnato tutti. Arrivati al Rifugio ci si è rifugiati nel locale aperto e poi siamo scesi alle auto.
Io, Emanuela e le bambine ci siamo perciò ritrovati bagnati e un po infreddoliti in auto a cambiarci mentre fuori il tempo peggiorava ancora. Io ho versato del te dal termos e lo abbiamo bevuto a turno. Poi una volta asciutti abbiamo mangiato il pranzo al sacco che avremmo dovuto mangiare in vetta e la cosa strana è che se, anche se la gita era fallita e anche se di fatto sarebbe stato molto più bello godere del pranzo in vetta, sentivo un senso di eccitazione e di comunanza con la mia famiglia all’interno di quell’auto.

E quindi ho capito che la bellezza dell’andare in montagna con loro in una gita dell’Alpinismo Giovanile c’era anche nel godimento di un momento di sollievo da un disagio come quello che avevamo subito: in quelle condizioni anche questi contrattempi prendevano un buon sapore.
In questo caso la montagna e l’uscita erano solo la causa scatenante del piacere di una esperienza in gruppo ed era quella di cui godevamo, e questa non cessava se l’uscita non era andata bene, ma anzi era ancora più forte nel momento in cui ci eravamo riposati e asciugati dopo un momento spiacevole.

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