La cordata a tre

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In contrasto, credo solo apparente, con il post precedente, personalmente ho sempre amato moltissimo la cordata a tre. Prima di tutto mi ha sempre dato maggiore sicurezza, soprattutto su vie lunghe e complesse, e poi dà il grande vantaggio di poter dividere meglio i carichi e di consentire al primo di arrampicare senza zaino. Ma oltre a questi aspetti pratici, credo che il motivo principale sia che mi è sempre piaciuto il maggior senso di condivisione e di gruppo che si crea e questo, oltre a essere molto gratificante in se, da anche il vantaggio di avere sempre compagni con cui condividere idee e progetti. Ovviamente un po questa cordata rallenta la progressione, ma secondo me questo non è mai una discriminante così importante, soprattutto per l’aumento di sicurezza dovuto agli altri fattori.

Ho sempre notato invece che negli ambienti alpinistici, soprattutto quelli più tradizionalisti, questa progressione è vista come il fumo negli occhi. E’ un male, a volte necessario, ma da evitare con tutte le forze: a volte anche lasciando a casa possibili compagni, o apostrofandoli con il famigerato “trovati un quarto”.
Quest’estate ho assistito a questa esclusione di una persona, da parte di due alpinisti che “preferivano essere in due” anche andando a fare una semplice via sulle Strutture di Intermesoli (vie di breve avvicinamento, lunghezza massima di 300 m e semplice discesa).
Questo atteggiamento si trasmette spesso anche in arrampicata in falesia dove molto volte si cerca in tutti i modi di “essere pari”.

Credo che ciò sia frutto in gran parte di quell’ansia di velocità che in alpinismo da sempre regna sovrana, e che, anche se ha delle motivazioni, la maggior parte delle volte diventa una vera e propria psicosi, anteponendosi a qualsiasi altra valutazione.
Ma credo che ci sia anche dell’altro e cioè che la maggior parte delle persone che praticano alpinismo sono meno portate alla socializzazione in gruppi e al massimo creano un forte rapporto con un compagno di cordata, e questo li porta ancora di più a escludere altri possibili compagni. Penso che sia una caratteristica peculiare in alpinismo e questo in contrasto con altre attività, anche simili che ora stanno avendo sempre maggior successo, credo molto a causa proprio di questo aspetto.

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