Corde fisse

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Lo confesso.

Mi alleno spesso in falesia da solo, utilizzando corde fisse.

Sono anni che lo faccio: sfrutto momenti morti, pause pranzo, ore di ferie, pomeriggi infrasettimanali con la scusa di far tardi al lavoro. Per una volta che vado ad arrampicare in compagnia ce ne sono almeno altre due in cui vado da solo. Probabilmente è dovuto alla mia formazione come speleologo e alla conseguente conoscenza di tutte le tecniche di risalita e assicurazione su corda che mi hanno facilitato.

Questo spesso lascia perplessi i pochi scalatori che incontro e che mi guardano come uno strano marziano, addobbato con strumenti che di solito il falesista medio non sa neanche che esistono. A volte invece questo sistema desta un’ostilità, quasi fosse un accanimento, o come fosse poco etico o corretto per i canoni della scalata in falesia, e questo anche se molti big lo usano per praticità.

Per me invece è il contrario: amo molto i momenti di solitudine in falesie che normalmente sono molto affollate, mi piace poter studiare i passaggi con calma, sulle vie che devo lavorare, oppure percorrere velocemente tante vie che insieme a un compagno necessiterebbero di diverse ore. Questa velocità rende anche possibile incastrare ore di allenamento in giornate infrasettimanali quando il tempo è poco, oppure d’inverno a metà giornata e questo per me è essenziale per conciliare le esigenze famigliari e lavorative con quelle dell’arrampicata.

A volte per il furore agonistico lascio anche corde fisse già sistemate in falesie dove so che tornerò e così posso risparmiare tempo. Cerco sempre di metterle in modo da non dar fastidio, di lasciarle su tiri poco frequentati, ma molte volte questo non piace ai frequentatori o ai chiodatori che la vivono come un’intrusione: ho preso anche solenni lavate di capo per questo motivo, anche se capisco che sono più i motivi psicologici che quelli pratici a provocare questa ostilità.

Prima o poi temo che mi cacceranno dalle falesie e dai salotti buoni dell’arrampicata e mi troverò a vagare ramingo per greppi con le mie lise corde fisse evitato da tutti…..

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9 thoughts on “Corde fisse

    • Forse è vero, e forse a volte esagero, quando lascio qualche corda per molto tempo su falesie o tiri che mi sembrano praticamente abbandonati e invece magari non lo sono. Però di solito non danno mai fastidio a chi vuole arrampicare e a volte si vedono corde lasciate per esigenze di chiodatura per molto più tempo. Eppure è sempre una pratica vista abbastanza male (non è che la uso sempre, la maggior parte delle volte la corda me la porto via alla fine 😉
      Così come è visto con molta sufficienza questo sistema di allenamento: io sono perfettamente conspevole che da solo non basta, come non basterebbe il trave o il pannello, ma il vantaggio enorme è che con pochissimo tempo si fa una sessione di allenamento su roccia. In un’ora con questo sistema si possono salire anche 5 o 6 vie sul proprio grado a vista, o fare tre tentativi sul grado lavorato e la cosa è davvero molto, molto comoda quando si devono incastrare gli impegni dell’arrampicata in mezzo a quelli del lavoro, della famiglia e magari non si riesce neanche a trovare sempre i compagni per una scappata veloce…

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  1. Anche io uso il bloccante croll in falesia qualche volta.
    Però per studiare un passaggio magari strapiombante preferisco avere il compagno che mi “regola” la corda in base alle esigenze. Se poi è più bravo di me (ed è molto probabile) sarà in grado anche di darmi consigli utili.
    Per il resto condivido tutto ciò che hai scritto e poter sfruttare il proprio tempo a disposizione è importante.
    Da parte mia puoi star tranquillo, non sarò mai un oppositore di questa pratica.

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  2. Mi alleno da solo anche io, con una certa frequenza nei periodi “difficili” per altre incombenze.
    Mi piacerebbe un veloce confronto sul tema attrezzi. Per la prima via da salire uso il nodo machard collegato all’anello di servizio, la corda già ripassata alla base della via e il ramo di corda che viene verso di me fissato alla base o al primo spit.
    Per le ripetizioni adopero lo shunt della Petzl.
    Tutto sommato è un metodo ok, ma la prima via, fatta con machard, è abbastanza delicata.
    Hai suggerimenti? Grazie

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  3. Io uso il gri-gri modificato, molti so che usano il cinch che non c’è bisogno di modificare: credo che entrambi i sistemi siano meglio del machard, anche se l’arrampicata in autosicura dal basso rimane una pratica complicata.
    Credo che il problema con il gri-gri o con il cinch non sia tanto il bloccaggio, che è abbastanza certo, così come è molto semplice mettere in tiro e appendersi sugli attrezzi (mentre immagino che non lo sia altrettanto con il machard), bensì i rinviaggi. Con gli attrezzi per rinviare occorre darsi parecchia corda e questo vuol dire farla prima passare dentro l’attrezzo e spesso per far questo occorrono due o tre sbracciate. Per questo non si riescono a fare vie al limite, perché occorre avere un margine sufficiente a poter effettuare queste manovre quando si rinvia.
    Lo shunt non l’ho mai usato, ma a occhio e croce scorre meno bene del croll, che dopo i primi due metri va che è una meraviglia e blocca immediatamente senza laschi.

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  4. Sicuramente le rende più ruvide, ma io come corde fisse uso sempre corde oramai vecchie che sono di solito già incanapite. Col croll devi solo fare attenzione che non si creino laschi, ma di solito è difficile che accada dopo i primi metri e comunque lo senti subito se la corda sta scorrendo o no. Se non lo fa meglio fermarsi subito e tirarla da sotto.

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  5. Pingback: La cordata a tre | EFFIMERI TRAGUARDI

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